Rifare un sito è un'occasione per migliorare design, velocità e contenuti, ma è anche uno dei momenti più rischiosi per il posizionamento sui motori di ricerca. Un sito che si presenta con nuovi indirizzi, una struttura diversa o un altro dominio può perdere, anche per mesi, il traffico che aveva costruito in anni. Il rischio è evitabile con un metodo: censire ciò che esiste, mappare ogni vecchio indirizzo verso il nuovo, reindirizzare con i redirect 301, verificare hreflang, sitemap e prestazioni, e monitorare dopo il lancio. In questa guida trova una procedura pratica per rifare o migrare un sito web senza perdere il posizionamento SEO, con riferimento alla documentazione ufficiale di Google.
Quali tipi di migrazione esistono
Non tutte le migrazioni hanno lo stesso rischio. La prima cosa da fare è capire in quale caso si trova.
| Tipo di intervento | Cambiano gli URL? | Rischio SEO | Strumento principale |
|---|---|---|---|
| Restyling grafico, stessi URL e contenuti | No | Basso | Controlli tecnici |
| Passaggio da HTTP a HTTPS | Sì (protocollo) | Basso | Redirect 301, rilevato da Google |
| Cambio di CMS o piattaforma | Spesso | Medio-alto | Mappa dei redirect |
| Nuova struttura di URL e contenuti | Sì | Alto | Mappa dei redirect, verifica dei contenuti |
| Cambio di dominio | Sì (dominio) | Alto | Redirect 301 e Cambio di indirizzo |
| Cambio di dominio più nuova struttura e nuovo design | Sì | Molto alto | Meglio dividere in fasi |
Google, nella sua guida sulle migrazioni con cambio di URL, consiglia di cambiare una cosa alla volta. E avverte che combinare uno spostamento con una riprogettazione di contenuti e struttura può causare perdite di traffico mentre Google rivaluta le pagine. Se può scegliere, separi il cambio di dominio dal rifacimento dei contenuti.
Fase 1: prima di toccare il sito
Faccia un inventario degli URL
Esporti l'elenco di tutti gli indirizzi attuali: dal CMS, da una scansione con uno strumento di crawling, dalla sitemap e dai dati di Search Console. Aggiunga le pagine che ricevono link da altri siti. Questo elenco è la base di tutto: ogni URL che oggi esiste e ha valore deve avere una destinazione sul nuovo sito.
Identifichi le pagine che contano
Per ciascun URL annoti traffico organico, posizionamenti per le parole chiave importanti, link in ingresso e conversioni. Le pagine con più traffico e più link meritano la massima cura: stesso contenuto (o migliore), stesso titolo di riferimento, stessa intenzione di ricerca. Un restyling non dovrebbe snellire senza criterio i contenuti che portano visite.
Registri lo stato di partenza
Salvi un benchmark: impressioni, clic e posizioni da Search Console, visite da analytics, prestazioni e Core Web Vitals. Dopo il lancio le serviranno per capire se un calo è normale oppure un problema.
Prepari un ambiente di prova
Costruisca il nuovo sito in un ambiente separato, non indicizzabile (protetto da password, non solo con un tag «noindex» da dimenticare al momento del lancio). Verifichi che al passaggio in produzione le direttive per i motori di ricerca vengano rimosse: dimenticare un «noindex» è uno degli errori più costosi e più frequenti.
Fase 2: la mappa dei redirect 301
I redirect sono il cuore della migrazione. Dicono a Google (e agli utenti) che una pagina si è spostata in modo definitivo.
Le regole che Google indica
Dalla guida di Google sullo spostamento di un sito e da quella sui reindirizzamenti:
- Si usano redirect permanenti lato server (301 o 308): sono il metodo preferito e quello interpretato in modo più affidabile. I redirect via JavaScript o meta refresh sono un ripiego quando non si ha accesso al server.
- Ogni vecchio URL va indirizzato direttamente alla sua destinazione finale. Googlebot può seguire fino a 10 passaggi, ma l'indicazione è di tenere le catene entro 3 passaggi e di non arrivare mai a 5.
- Non reindirizzi molte pagine diverse alla home page, né a una pagina non pertinente. Ogni pagina vecchia deve puntare all'equivalente più vicino.
- Google indica che i redirect permanenti non fanno perdere il valore dei link.
- Mantenga i redirect almeno un anno; mantenerli indefinitamente, dal punto di vista degli utenti, è ragionevole.
Come costruire la mappa
Prepari un foglio di calcolo con due colonne: vecchio URL e nuovo URL. Per i siti piccoli la compilazione è manuale; per quelli grandi si usano regole per schema (per esempio, tutte le pagine di una cartella verso la nuova cartella) più eccezioni per i casi particolari.
Alcuni casi frequenti:
- Pagina che esiste ancora, con nuovo indirizzo: 301 verso il nuovo indirizzo.
- Pagine unite: 301 verso la pagina che le raccoglie.
- Pagina eliminata senza equivalente: lasci rispondere con errore 404 (o 410) piuttosto che reindirizzare alla home; oppure indirizzi a una pagina davvero correlata.
- Parametri e varianti (con o senza barra finale, maiuscole, www): decida una forma canonica e reindirizzi le altre.
- Immagini e documenti (PDF) che ricevono traffico o link: non li dimentichi.
Per una prima verifica, testi la mappa sull'ambiente di prova prima del lancio, con uno strumento che segua i redirect e segnali catene, cicli ed errori.
Fase 3: contenuti, struttura e dati strutturati
Il redirect da solo non basta se il contenuto di destinazione è peggiorato.
- Mantenga titoli, intestazioni e testi delle pagine che si posizionano, salvo miglioramenti motivati.
- Conservi i link interni: la nuova navigazione deve continuare a collegare le pagine importanti.
- Aggiorni i link interni per puntare direttamente ai nuovi URL, senza passare dai redirect.
- Riporti i metadati: titoli e descrizioni delle pagine, tag canonical, dati strutturati.
- Verifichi le pagine del sito su cui si basa il business (categorie, schede prodotto, pagine di servizio) prima di tutte le altre.
Se il rifacimento riguarda un negozio online, valga una precauzione in più: categorie e schede prodotto sono spesso le pagine che portano più acquisti. Ne parliamo anche in Shopify, WooCommerce o e-commerce su misura.
Fase 4: sitemap e hreflang
Sitemap
Secondo Google, bisogna creare una sitemap con i nuovi URL e inviarla a Search Console; una volta che Google la usa, si può rimuovere la vecchia. Gli avvisi sui redirect presenti nella vecchia sitemap sono previsti e si possono ignorare. Col tempo, le pagine indicizzate della vecchia sitemap devono scendere verso zero mentre quelle della nuova salgono: è un segnale utile per seguire l'avanzamento.
Hreflang per i siti multilingue
Se il sito è disponibile in più lingue, nella documentazione di Google sulle versioni localizzate le regole sono precise:
- ogni versione deve collegarsi a tutte le altre varianti e a sé stessa, e il collegamento deve essere reciproco: se la pagina X punta a Y, Y deve puntare a X, altrimenti i tag possono essere ignorati;
- l'insieme dei tag deve essere identico su tutte le versioni;
- si può indicare una versione di riserva con
x-default, ad esempio per un selettore di lingua; - si possono usare tag nell'HTML, intestazioni HTTP o la sitemap XML, e Google le tratta allo stesso modo;
- gli URL devono essere completi, compreso il protocollo;
- il codice è composto da lingua (ISO 639-1) ed eventualmente regione (ISO 3166-1 alpha 2), ad esempio
itoit-IT; un codice di sola regione non è valido.
In una migrazione l'errore tipico è cambiare gli URL di una lingua e non aggiornare i riferimenti reciproci nelle altre. Dopo il lancio controlli che ogni coppia sia coerente. Le stesse attenzioni valgono per le versioni linguistiche di un sito come PDF Nova, pubblicato in sei lingue.
Fase 5: prestazioni e Core Web Vitals
Un rifacimento deve migliorare la velocità, non peggiorarla. Google indica come soglie «buone» per i Core Web Vitals:
| Metrica | Cosa misura | Soglia «buona» |
|---|---|---|
| LCP (Largest Contentful Paint) | Velocità di caricamento | 2,5 secondi o meno |
| INP (Interaction to Next Paint) | Reattività | 200 millisecondi o meno |
| CLS (Cumulative Layout Shift) | Stabilità visiva | 0,1 o meno |
La valutazione si basa sul 75° percentile dei caricamenti, separatamente per mobile e desktop. Prima del lancio misuri il sito attuale e il nuovo con gli stessi strumenti. Un esempio dal nostro lavoro: nella migrazione di Kachouri da Shopware 5 a WooCommerce, con 812 prodotti, il CLS su mobile è passato da 0,44 a 0. Il numero non è una promessa per altri progetti, ma mostra che la migrazione può essere l'occasione per correggere problemi preesistenti.
Attenzione ai fattori che spesso peggiorano in un rifacimento: immagini pesanti, troppi script di terze parti, caratteri non ottimizzati, slider e animazioni nella parte alta della pagina.
Fase 6: il cambio di dominio e lo strumento Cambio di indirizzo
Se cambia nome di dominio, a parte i redirect esiste in Search Console lo strumento Cambio di indirizzo. Secondo la guida ufficiale:
- Quando usarlo: per lo spostamento da un dominio o sottodominio a un altro, o da un dominio a un percorso di un altro dominio. Non serve per il passaggio da HTTP a HTTPS, per il passaggio tra www e non-www, per lo spostamento di pagine all'interno dello stesso sito o per cambi di hosting senza variazione di URL.
- Quando: dopo aver spostato il sito e impostato i redirect.
- Prerequisiti: un redirect 301 dalla vecchia alla nuova home page (idealmente anche dalle pagine canoniche principali); la proprietà di entrambe le proprietà con lo stesso account Google; proprietà a livello di dominio; la verifica e l'invio per ogni variante della vecchia proprietà, compresi www e non-www, anche se non più usati.
- Che cosa fa: fa dare priorità alla scansione del nuovo sito, trasferisce i segnali e indica a Google di preferire il nuovo sito nella scelta delle pagine canoniche. Gli effetti durano 180 giorni dall'avvio.
- Redirect e dominio vecchio: mantenga i redirect per almeno 180 giorni, più a lungo se riceve ancora traffico da Google sulle vecchie pagine, e tenga attivo il vecchio dominio per almeno un anno.
- Limiti: non concatenare spostamenti (da A a B, poi da B a C), evitare di fondere più siti in uno contemporaneamente, e ricordare che i sottodomini vanno specificati separatamente.
Sui tempi, Google riferisce che per un sito di medie dimensioni possono servire «alcune settimane o più» perché i nuovi URL compaiano gradualmente, e di più per siti grandi; consiglia inoltre, se possibile, di spostarsi in un periodo di basso traffico.
Fase 7: il giorno del lancio e le due settimane dopo
Lista di controllo del lancio
- Rimosse le direttive «noindex» e la protezione dell'ambiente di prova.
- Redirect 301 attivi e testati su un campione ampio di URL.
- Sitemap nuova inviata in Search Console.
- File robots.txt verificato (non blocca per errore il sito).
- Tag canonical e hreflang coerenti.
- Certificato HTTPS valido su tutte le varianti.
- Analytics e tracciamento delle conversioni attivi.
- Cambio di indirizzo avviato, se cambia dominio.
- Link interni che puntano ai nuovi URL.
- Moduli, pagamenti e funzioni critiche provati su telefono.
Monitoraggio
Nei giorni successivi controlli ogni giorno, poi ogni settimana:
- Copertura e indicizzazione in Search Console: pagine escluse, errori 404 sugli URL che dovevano esistere, redirect segnalati.
- Clic e impressioni confrontati con il benchmark iniziale.
- Errori di scansione e picchi di 404.
- Core Web Vitals sui dati reali.
- Posizionamenti delle pagine più importanti.
Aspettarsi oscillazioni è normale: Google riconosce che i posizionamenti fluttuano mentre rianalizza il sito. Quello che non è normale è un calo prolungato su pagine che dovrebbero avere un equivalente: in quel caso, torni alla mappa dei redirect e ai contenuti.
Errori che costano caro
- Reindirizzare tutto alla home page. Si perde la pertinenza: Google indica di non mandare molte pagine diverse a una destinazione non correlata.
- Dimenticare il «noindex» dell'ambiente di prova.
- Catene di redirect accumulate in più rifacimenti successivi.
- Rimuovere contenuti che portavano traffico per «pulire» il sito.
- Cambiare tutto insieme: dominio, struttura, contenuti e design nello stesso giorno.
- Lanciare senza benchmark, e non sapere poi se il calo è reale.
- Spegnere i redirect troppo presto. Google indica un minimo di un anno.
Domande frequenti
Quanto traffico si perde in una migrazione?
Non esiste una cifra valida per tutti: dipende da tipo di migrazione, qualità dei redirect e dei contenuti. Con una mappa dei redirect curata e contenuti equivalenti, le fluttuazioni sono in genere temporanee; Google parla di assestamento nel tempo, da alcune settimane in su.
Devo usare lo strumento Cambio di indirizzo anche per il passaggio a HTTPS?
No. Google rileva da solo il passaggio da HTTP a HTTPS; lo strumento serve per i cambi di dominio o sottodominio, dopo aver impostato i redirect.
Per quanto tempo devo mantenere i redirect?
Almeno un anno secondo la guida sulle migrazioni (180 giorni come minimo per lo strumento Cambio di indirizzo, più a lungo se ci sono ancora visite). Mantenerli indefinitamente è ragionevole, soprattutto se esistono link esterni verso i vecchi URL.
Cambiare CMS fa perdere il posizionamento?
Non necessariamente. Il CMS non determina il posizionamento; contano URL, contenuti, link interni e prestazioni. Il rischio nasce quando il cambio comporta URL diversi senza redirect. Per orientarsi nella scelta si veda WordPress o sviluppo web personalizzato.
Posso rifare il sito gradualmente?
Sì, ed è spesso la strategia più sicura: interventi per sezioni, con verifica dei risultati a ogni passo. Google stesso osserva che per siti grandi spostarsi per sezioni facilita l'individuazione dei problemi, mentre per quelli piccoli e medi è in genere meglio spostare tutto insieme.
Quanto costa una migrazione SEO?
Dipende dalle dimensioni del sito e dal tipo di intervento. Di solito è una voce da prevedere nel preventivo di rifacimento: inventario, mappa dei redirect, test e monitoraggio. Per un ordine di grandezza del costo complessivo, la guida su quanto costa un sito web professionale fornisce ipotesi dichiarate.
Conclusione
Rifare un sito senza perdere il posizionamento è una questione di metodo: inventario, mappa dei redirect, contenuti equivalenti, sitemap e hreflang coerenti, prestazioni misurate, strumento Cambio di indirizzo quando cambia dominio, e monitoraggio dopo il lancio. Se sta valutando un rifacimento o una migrazione e vuole un confronto sul suo caso, può scriverci; può inoltre conoscere il nostro lavoro sulla creazione di siti web, come il redesign del sito di Club Photo Tunis.











